Ogni 7 giorni un'Idea dal sottoscritto; una brevissima sintesi di un libro che ho appena letto (o che penso sia indispensabile); in più il link ad un articolo che mi è piaciuto.

E la Citazione Finale.

Buona lettura, vs. Francesco Carlà.

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1. Le domande di Warren Buffett di Steve Jobs & di Francesco Carlà (puntata 260 del 17/02/2024)

Buffett sta per compiere 94 anni e non ha nessuna intenzione di mollare le redini del suo impero (anche se ha già nominato il successore: Greg Abel). Warren è uno degli uomini più ricchi del mondo da decenni, e questo senza aver inventato Windows o Google.

E nemmeno Amazon o Facebook. Anzi, se andate sul suo sito, sembra programmato da un ragazzino delle elementari.

Però funziona bene. Molto bene

Jobs ha inventato la Apple nel 1976, per questo (e per molto altro) è stato uno dei fondatori riconosciuti del Simulmondo digitale.

Un signore che ha immaginato l'Apple II, il Macintosh, la Pixar (nella versione attuale), l'iPod, l'iPhone e l'iPad, e faceva rumore ogni volta che parlava.

Continua a far discutere perfino da morto.

FinanzaWorld è quasi a metà del suo venticinquesimo anno di vita.

Sembra ieri quando ho inviato per la prima volta una smilza newslettera via email a 300 persone.

Nel giro di qualche mese erano diventate decine di migliaia e non hanno mai smesso di essere tante.

Simulmondo, Maratona, Metodo, Frullatore, Finanza Democratica, cito in ordine sparso alcune delle nostre keywords che mi vengono in mente.

Non elenco i guai che abbiamo evitato ai nostri amici e nemmeno le performances che abbiamo realizzato con i nostri pfoli modello per i nostri abbonati Premium, SuperPremium e Platinum.

Se non le conoscete potete scrivere a: premium@finanzaworld.it

Fw ha alcune cose in comune con Buffett e altre con Jobs.

Di Buffett adoriamo l'umorismo, l'ironia, l'atteggiamento da imprenditore che mette nei suoi investimenti. Come per ogni grande imprenditore, la sua attenzione si concentra su poche, ma decisive cose:

1 Il lungo termine (la Maratona ha senso, i cento metri sono scommesse);

2 La vera diversificazione (investi SOLO in quello che conosci e capisci);

3 Il cash flow (l'azienda DEVE fare soldi, nel tempo, e pagarci gli utili).

Di Jobs mi affascinava il gusto per l'innovazione e il design.

Steve aveva una bussola precisa nella sua mente: la tecnologia ha senso soltanto se è umana. Se realizza sogni e desideri delle persone. Innovare sul serio significa:

1 Fare cose che prima non si potevano fare bene (investire da soli);

2 Fare cose in modo prima costoso o difficile (investire nel mondo);

3 Fare cose che fanno vivere meglio e risparmiare tempo e denaro. (automatizzare il proprio risparmio ed investimento).

Per questo, tutte le volte che a FinanzaWorld lanciamo un nuovo Premium, oppure immaginiamo un nuovo investimento, la mia/nostra mente va subito a questi punti fermi.

Come i 4 Filtri che trovate in ogni numero degli Abbonamenti Premium.

E se scopriamo che nella nuova idea da proporvi, o nel nuovo business da segnalarvi, queste keywords non sono chiare o non sono tutte presenti, lasciamo perdere.

In questo momento, per esempio, c'è una società italiana che ha già portato a casa per gli abbonati Premium di Fw, (oltre) il +1000% di profitto.

Questa società Made in Italy è terribilmente famosa eppure era (curiosamente) trascurata e sottovalutata quando l'ho messa in portafoglio.

Ovvero nel febbraio del 2016.

E sapete come abbiamo fatto a scovarla? Semplice: gli abbiamo fatto tutte le domande che gli avrebbero fatto anche Buffett. E Jobs.

Usando il mio Frullatore che è il mio simulatore.

Investire bene è una questione di domande e di risposte. Basta che siano chiare, precise e decisive.

Un consiglio finale: se siete novizi di FinanzaWorld partecipate Gratis al Meeting della Finanza democratica on line col sottoscritto, cliccando subito qui.

2. Il mio libro della settimana (260)

G. Garanzini: Mi chiamavano Rombo di tuono

(Rizzoli)

Ho lasciato passare un po' di tempo dopo la notizia, bruttissima per tutti quelli che amano il calcio da decenni come il sottoscritto, della morte di Gigi Riva.

Poi ho letto la sua auto-biografia scritta con Garanzini ...

"Vado per gli ottanta. L’ultima partita l’ho giocata che non ne avevo trentadue, e sarà anche vero che dura un attimo la gloria ma poi portarsela dentro per tutto questo tempo senza più la possibilità di rinverdirla è durissima. Anche un po’ crudele."

Inizia così Gigi Riva la sua lunga, eccezionale confessione autobiografica che in questo libro affida alla penna esperta di Gigi Garanzini.

Monumento assoluto del calcio, Riva è un uomo profondamente riservato e finora non solo si è sempre tenuto lontano dalle cronache, ma non si è nemmeno mai raccontato.

Eppure – sono pochi ormai quelli che possono ricordarselo –, per alcuni anni Gigi Riva stregò il mondo con il suo istinto per il gol, diventò un mito (le due star più attese al Mondiale del Messico 1970 erano lui e Pelé) e dimostrò sempre personalità forte e decisa, anche con la scelta di legare tutta la propria carriera al Cagliari, rifiutando offerte stellari.

Queste pagine schiudono un mondo antico, forse irriconoscibile per i giovani di oggi, ma proprio per questo di grande ispirazione.

Dopo un’infanzia segnata da diversi lutti familiari nell’Italia impoverita del Dopoguerra, a diciott’anni Riva salì su un aereo a elica che in tre tappe lo portò da Varese a Cagliari, una destinazione che allora sembrava più lontana dell’Antartide.

Ma la Sardegna lo accolse come la madre che non aveva più, e non dovette passare molto tempo perché partisse la cavalcata del Cagliari verso lo scudetto ed esplodesse – per lui eroe schivo e affascinante come Hud il Selvaggio interpretato da Paul Newman – la gloria con i 35 gol segnati per l’Italia.

Però le fiabe più belle finiscono sempre troppo presto e fu proprio la Patria, a cui Riva sacrificò ben due gambe, a interrompere bruscamente la sua formidabile avventura. Chissà quanto ancora ci avrebbe fatto sognare se fosse durata anche solo un po’ di più."

3. L'articolo della settimana (260)

"La camera di commercio italiana ad Amsterdam ha l’elenco preciso di tutte le società che hanno trasferito in Olanda la loro sede legale. Ed è davvero impressionante. Imprese pubbliche (Eni, Enel) e private di ogni settore (da Armani a Ferrero e Barilla, da Mediaset a Cementir, da Ferrari a Brembo, da Benetton a Campari).

La Fiat ha aperto le danze ed è stato un crescendo: negli ultimi dieci anni hanno preso il volo ben 13 grandi aziende quotate che rappresentano una gran quota della capitalizzazione di borsa. L’attrattiva olandese è variegata, dal fisco ai dividendi, ma la principale riguarda soprattutto il voto maggiorato che consente di difendere la proprietà da incursioni ostili."

Sull'argomento holding olandese un bell'articolo di Cingolani sul Foglio...

4. La citazione finale (260)

“La Sardegna mi ha dato affetto e continua a darmene. La gente mi è vicino come se ancora andassi in campo a fare gol. E questa per me è una cosa che non ha prezzo.”

(Gigi Riva)

A rileggerci il prossimo week end!

Vostro


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