Ogni 7 giorni un'Idea dal sottoscritto; una brevissima sintesi di un libro che ho appena letto (o che penso sia indispensabile); in più il link ad un articolo che mi è piaciuto.

E la Citazione Finale.

Buona lettura, vs. Francesco Carlà.

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1. E' il momento di vendere? (puntata 275 del 01/06/2024)

Comprare in Borsa, per molti, è assai più facile che vendere.

Mi rendo conto che può sembrare un paradosso, ma è quello che ho capito in 3 decenni (quasi 4) di investimenti.

Vendere o non vendere, questo è il problema.

Shakespeare era proprio grande: aveva capito per tempo che Amleto non era solo un principe di Danimarca un po' sfigato, ma il prototipo di una condizione umana assai diffusa e comprensibile.

La paura di prendere decisioni.

Mettete la situazione di oggi, tipica...

Se avete comprato Apple e Ferrari negli anni scorsi, adesso potete pensare di avere in mano una bomba con la miccia accesa, come nei cartoni animati della Warner Bros con Daffy Duck.

Magari siete in rialzo di oltre il 1200% (Ferrari) o del 700% (Apple).

E adesso, visto che le azioni sono scese un po', vi chiedete se non sia il caso di vendere.

Vendere o non vendere, questo è il problema.

Se vendete oggi e le due società riprendono a correre, soffrite perchè andate via dal party proprio sul più bello.

Se non vendete e i due business cedono ancora nei prossimi mesi, soffrite perchè vi siete fatti mangiare profitti dai piranhas delle Borse.

Come capitò all'epoca delle Mille bolle blu (e non solo) a molti incauti.

Incauti ed avidi.

In Borsa bisogna sapere accontentarsi e capire quando è venuto il momento di vendere.

Ma non si può procedere per "intuizioni", serve avere delle regole e dei puntelli che segnino la strada.

Comprare in Borsa, per molti, è più facile che vendere.

Ma per sapere davvero bene quando vendere, bisogna sapere quanto vale il business delle aziende che avete in pfolio.

Quanto vale davvero oggi e, ancora meglio, quanto può valere nei prossimi 5/10 anni della sua vita sul mercato.

Una faccenda di cui si occupa (anche) il mio Frullatore da oltre 20 anni.

Ed è sempre per questo che ci stiamo riuscendo: perchè non solo abbiamo saputo trovare negli anni, con regolarità, i business, i settori e gli investimenti più interessanti.

Ma perchè non li abbiamo mai venduti troppo presto.

Per esperienza mi sono convinto di una cosa: esistono SOLO 3 Ragioni (+1) davvero GIUSTE per vendere i propri investimenti azionari.

Le trovate in OGNI abbonamento Premium di Fw.

Un consiglio finale: se siete novizi di FinanzaWorld partecipate Gratis al Meeting della Finanza democratica on line col sottoscritto, cliccando subito qui.

2. Il mio libro della settimana (275)

D. Bliss: Erno Egri Erbstein. Trionfo e tragedia dell'artefice del Grande Torino

(Cairo)

E' esistita una squadra di calcio che poteva essere (per un lungo periodo è stata) la più grande squadra di calcio del mondo. E non è l'Inter, il Milan o la Juventus. E' il Torino. Anzi: il Grande Torino...

"Ernó Egri Erbstein è stato un rivoluzionario del calcio. Nato a Nagyvarad il 13 maggio 1898 da un'agiata famiglia israelita e cresciuto a Budapest, dove si laurea in Educazione Fisica, inizia presto la carriera di calciatore, tra Ungheria, Italia e Stati Uniti.

Nel 1928 torna in Italia come allenatore: dopo le stagioni al Bari e alla Nocerina, allena il Cagliari, con cui sfiora la promozione in A, e la Lucchese.

Nel 1938 passa al Torino, ma solo per pochi mesi perché, dopo la proclamazione delle leggi razziali, viene mandato in Olanda ad allenare lo Xerxes. Dove però non arriva mai: gli viene inspiegabilmente annullato il visto, rientra in patria e diventa rappresentante di tessuti italiani.

Ma il nazismo lo raggiunge: quando nel 1944, le truppe tedesche invadono l'Ungheria, la moglie e le sue due figlie si rifugiano in una fabbrica di uniformi militari all'interno di un convento cattolico ed Erbstein finisce internato in un campo di lavoro.

Mentre un treno lo sta per portare verso i campi di sterminio, riesce a fuggire di nuovo.

Tornato in Italia dopo la guerra, è ricontattato da Novo che gli offre la direzione tecnica del Torino. E qui il magiaro realizza il suo capolavoro: crea una squadra irresistibile che pratica un calcio avveniristico.

Erbstein cura maniacalmente ogni minimo dettaglio: dalla preparazione atletica (fu lui a introdurre il riscaldamento) all'alimentazione, fino alla psicologia dei giocatori.

Diventa il tecnico di calcio più innovativo del suo tempo.

Tutto finisce a Superga, il 4 maggio 1949, quando il Grande Torino è consegnato definitivamente al mito. Il suo indiscusso artefice muore insieme ai suoi ragazzi. La sua storia viene dimenticata, finché tanti anni dopo si torna a parlare di lui riconoscendo il suo valore umano e sportivo."

3. L'articolo della settimana (275)

"Il Superbonus è diventato il peggiore incubo del governo Meloni: «Un mostro che ha distrutto le condizioni della finanza pubblica», «la più grande patrimoniale al contrario mai fatta».

L’osservatorio britannico Oxford Economics l’ha definito «la peggiore misura di politica fiscale attuata in Italia negli ultimi dieci anni»."

4. La citazione finale (275)

“Mi sono sposato davanti a un giudice. Avrei dovuto chiedere una giuria.”

(Groucho Marx)

A rileggerci il prossimo week end!

Vostro


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